L'Erudita Editore 

A 1000 km dai ricordi di Silvana Turchi

Rachele, una pittrice conosciuta per i suoi ritratti scomposti, rimane vedova a seguito di una malattia che ha colpito lo sventurato marito. La sua morte la fa precipitare in un burrone di solitudine, coperta inesorabilmente da macerie di devastazione che la vedono ormai apatica nei confronti della vita.

Nemmeno la presenza, tacita e garbata, dei due figli sembra in grado di farla tornare quella di prima. I ricordi affiorano in modo tempestoso e non fanno che accrescere la sua sofferenza. Il presente è offuscato dal passato e il futuro diviene inimmaginabile, l’unica via d’uscita dal dolore è rimuovere il lutto e fingere che nulla sia successo.

Solo a questo punto ha inizio un viaggio che la vede rinvigorire grazie al suo talento artistico. La misteriosa imprevedibilità della vita la porterà ad apprezzare di nuovo le piccole cose come non credeva di poter fare più.

L'arte salva. Sembra dirci questo la penna di Silvana Turchi, che decide di cimentarsi in romanzo introspettivo al femminile, affrontando il tema della perdita e del peso della memoria e ricostruendo le complesse dinamiche familiari del rapporto genitori/figli. È un romanzo che ci parla di vita e di morte, facendoci capire come quest'ultima si porta via la felicità ma non la speranza.

La speranza di tornare ad essere felici. Di tornare ad amare la vita. Di uscire di nuovo fuori e respirare a pieni polmoni. La speranza è la sottotrama di questo gioiellino de L'Erudita, che porta tutti sulla via della riflessione esistenziale e dell'ironia di un fato giocherellone.